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Non è un caso isolato: quando la Confederazione nega lo status di «Swissness» alle razze svizzere autoctone
Un articolo apparso su «Tierwelt» (numero 46, 12 novembre 2020, di Ursula Glauser) descrive un caso che ci sembra familiare: al coniglio tricolore a macchie piccole – allevato a Winterthur negli anni ’60 e riconosciuto dall’Associazione svizzera degli allevatori di conigli di razza dal 1984 – l’Ufficio federale dell’agricoltura (UFAG) nega il riconoscimento come razza svizzera, ovvero la «Swissness».
Il motivo risiede nella definizione contenuta nell’ordinanza sull’allevamento degli animali: è considerata razza svizzera solo chi ha origine in Svizzera prima del 1949 o è iscritto in un libro genealogico svizzero almeno dal 1949. Una razza nata negli anni ’60 non rientra quindi in questi criteri – sebbene la sua origine svizzera sia documentata in modo ineccepibile.
Non si tratta di un caso isolato, ma dello stesso schema, della stessa autorità e della stessa obsoleta ordinanza sull’allevamento del 2012 che ostacola anche la nostra richiesta. Il caso della razza «Kleinschecken» mette a nudo il meccanismo: una definizione rigida e ormai superata da tempo, con cui razze autenticamente svizzere vengono escluse dal riconoscimento. Lo stesso rapporto definisce questo rifiuto come arbitrario.
Eppure la Svizzera si è impegnata a livello internazionale a preservare le proprie razze autoctone – con la Convenzione di Rio (1992) e la Dichiarazione di Interlaken, compreso il Piano d’azione globale per le risorse genetiche animali (2007). Negare la «Swissness» alle vere razze svizzere è in contraddizione con questi impegni.
Potete leggere il rapporto completo di «Tierwelt» qui: